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Ristorante Charleston: alta cucina al sapore di storia patria.

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charl1Una delle poche icone sopravvissute con orgoglio ai colpi di maglio del tempo e della crisi, un nome fieramente indossato da diversi decenni ed un target che non è mai sceso a compromessi: questo, in sintesi, è il ristorante Charleston di Mondello, splendido nella sua nuova sede in cui dettagli architettonici di un’epoca fastosa sposano colori chiari, freschi dettagli, spunti Shabby, trovate di design. salaIl posto, la splendida villa padronale dei Conti Bernard de La Gatinais, epitomio del primissimo Liberty palermitano, è meraviglioso: la grande veranda che ospita il dehor destinato alla bella stagione, con i suoi circa duecento coperti, è setting ideale per cerimonie di classe, ma anche per piacevolissime cene intime.
L’offerta presente sulla carta è ampia, variegata e soddisfa ogni gusto ed ogni tasca. Giocata sui piatti della tradizione, con un occhio particolarmente attento al prodotto di stagione e con convincenti rivisitazioni in un felicissimo connubio di innovazione e tradizione perfettamente fuse insieme, la cucina dello Chef Angelo Gervasi è ricca di spunti decisamente interessanti, laddove il punto di forza – specie nei piatti a base di pesce – è la cottura.
La materia prima di eccellente qualità è il valore assoluto di tutto quanto si produce nella cucina di Gervasi. Interessantissime anche le diverse proposte di menu degustazione.
melaIl mio tavolo è all’insegna del bianco e del vetro: tovagliato lindo di ottima fattura, mise en place impeccabile, bicchieri diamantini e centrotavola accattivante con una bellissima mela verde all’interno di un vasetto in vetro. La candela non può di certo mancare, come non mancano i fiori freschi. Il servizio, da subito, si intuisce di alto livello: sensazione che troverà conferma nel prosieguo della serata. sommelierPoco dopo infatti si accosta al mio tavolo il Sommelier Giorgio Dragotta: devo rinunciare al vino dato che ho già consumato lo spumante e dovrò guidare. Ma non posso perdere l’occasione di farmi “raccontare” la cantina.
“ Attualmente abbiamo una carta dei vini che si aggira intorno alle 280 etiichette” – racconta Dragotta – “ con una spiccata prevalenza di etichette siciliane. Tempo fa contavamo circa 600 etichette da ogni parte del mondo. Oggi però la tendenza porta a bere vino italiano, preferibilmente siciliano. Non mancano però i vini francesi anche se sono sempre molto interessato ai vini del Cile, in particolar modo dei Cabernet Sauvignon veramente degni di nota. Seguendo le indicazioni forniteci dalle scelte dei nostri clienti, abbiamo operato un’attenta selezione e siamo in grado di offrire alla nostra clientela vini di alto pregio e dalle qualità organolettiche eccellenti”.

gloriosoTra un ricordo ed un altro – Dragotta ha all’attivo 35 anni di carriera ed un innumerevole quantità di bottiglie stappate – ho modo di conversare  anche con Mariella Glorioso, la Event Manager del Charleston ( in foto con Fiamma Anello, amministratore dell’azienda) : donna energica, determinata ed innamorata del locale e del proprio lavoro. “Il Charleston è un’icona di stile” – dice – ” il punto di rferimento dei palermitani che amano unire il buono al bello, da circa cinquant’anni. Una classe ed un livello che non hanno mai ceduto alle mere esigenze di cassa, per così dire: abbiamo scelto di continuare a rimanere un locale di nicchia per clientela con un certo discernimento, a differenza di altri che si sono adattati alle richieste del mercato diventando via via pub, wine bar, pizzerie e così via. Noi eravamo, siamo e saremo sempre  “Il Charleston”, un nome che è anche un marchio che ci appartiene e che sentiamo profondamente nostro. Molti pensano che i nostri costi siano inaccessibili, ma io credo che – come avrà modo di verificare – il rapporto qualità prezzo del Charleston sia tra i migliori in città. Certo, la crisi c’è ed è inutile negarlo: ma il settore degli eventi e delle cerimonie è il nostro punto di forza e costituisce una buona fetta del nostro business. Ma anche il ristorante ci da grandi soddisfazioni, relativamente al target che ci siamo imposti di mantenere“.

La mia cena inizia con un entrèe originale ed azzardata, welcome dello Chef: un’ostrica in tempurina leggera, accompagnata da un calice di spumante. Ottima l’ostrica; fragrante ed asciutta la frittura della tempura. Le premesse per un’ottima cena ci sono tutte.
Così scelgo di non avventurarmi troppo e mi oriento verso un antipasto classico ma sempre gradito; il gamberone kataifi che sulla carta viene identificato come gamberone al filo croccante su valeriana e ristretto di balsamico. gambero2La porzione si compone di quattro gamberoni ottimi, carnosi e sodi interamente rivestiti al kataifi. La loro dolcezza è stemperata dalla riduzione di balsamico. Ottimi.
tartareIl mio commensale opta invece per un duo di tartare fuori menu: una di tonno, arricchita da uova di salmone e l’altra di salmone. Gustate nella giusta sequenza, che suggerisce di iniziare con il salmone e proseguire con il tonno, sono entrambe ottime: le note sapide trovano esaltazione nelle punte aspre delle salse in accompagnamento, che sgrassano e rendono il tutto fresco al palato.
ravioliI primi piatti arrivano sotto eleganti e deliziose choches in porcellana bianca, e sono l’ideale proseguimento degli antipasti scelti: ravioli con burrata, punte di asparago e santoreggia per me, caserecce con spada, melanzana e menta per il mio commensale. Un gusto molto delicato per il mio primo piatto, originale negli abbinamenti e convincente nel gusto, specie per chi non ama i gusti forti e troppo decisi e predilige un piatto ricco ma che risulti al contempo leggero. Notevole l’apporto del battuto di gambero di Mazara, che aggiunge una moderata nota sapida al piatto. caserecceTradizione indiscussa per le caserecce : piatto ricco, verace, popolano; felice compendio di gusti ed aromi mediterranei, dal gusto deciso. Un piatto “facile” ma non facile da equilibrare. Ottimo il punto d cottura della pasta; bilanciata la distribuzione degli ingredienti che compongono il condimento: anche in questo caso, un piatto decisamente forte che lascia però una sensazione di leggerezza assai gradevole.
cialdaInfine il momento sempre più atteso; quello del dessert: cialda croccante con gelato alla vaniglia e frutti di bosco per me e millefoglie al cioccolato bianco e mousse di fragole per il mio commensale.
Dei due dessert ho preferito la mia scelta: un’ottima cialda croccante celava il gelato alla vaniglia la cui dolcezza, a lungo andare stucchevole, trova equilibrio nelle asperità conferite dall’acidità dei frutti di bosco.

Ottimo. millefoglieDi perfetta realizzazione anche la millefoglie al cioccolato bianco e mousse di fragole, ma per me poco palatabile dato che l’ho trovata eccessivamente dolce. Ma per chi ami i dessert carichi di dolcezza, la millefoglie è la scelta ideale.

In conclusione, una cena al Charleston è un’esperienza gourmet sicuramente di alto livello. Il conto finale, pari a circa 45.00 euro a persona – senza vino – rende un’ottima cena anche un piccolo capriccio possibile.

 

Alessandra Verzera

 

Scheda :

Mariella Glorioso – Event Manager
Fiamma Anello – Amministratore

Chef : Angelo Gervasi

Sommelier : Giorgio Dragotta

Coperti : 200

Range : Alto

 

Ranking (*) :

Location : 5

Cibo : 4

Carta Vini : 5

Presentazione : 4

Servizio : 5

Mise en place : 5

Atmosfera : 5

Allestimenti : 4

 

(*) Legenda.
Ranking :
1 = pessimo
2 = scadente
3 = sufficiente
4 = ottimo
5 = eccellente.

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