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Golfo di Mondello e Sferracavallo

Metti una sera a Milano, quando la sera è quella della vigilia di Natale e ti viene voglia di casa. Metti una sera a cena per ritrovare casa: e trent’anni di vita vissuta. Metti una sera a cena al Golfo di Mondello e Sferracavallo, ma a Milano a pochi passi da Piazzale Loreto.

Questo posto lo avevo intravisto, con la coda dell’occhio, in una asfissiante sera di luglio nel capoluogo lombardo. Era chiuso, e quindi non era neanche detto che avessi letto bene l’insegna passando velocemente in auto. Ma mi era parso di leggere “Golfo di Mondello e Sferracavallo”.
Per si e per no, non avendo mai creduto alla fata Morgana, ho preso nota della via. Cinque mesi dopo ci sono tornata, e si chiama proprio così. E’ una trattoria di pesce e piatti tipici palermitani.
Senza indugio io e il mio ospite decidiamo di provarla. All’interno l’ambiente mantiene quello che promette: è una trattoria, ed i suoi colori sono evocativi del mare e del sole. O perlomeno provano ad esserlo: ma non è facile evocare il mare a Milano. Occorre uno sforzo di fantasia troppo oneroso.

Questo pensavo mentre mi guardavo intorno osservando gli altri clienti e sentendomi osservata a mia volta.

Fino a che si avvicina un ragazzo pieno di salute, moro e ben pasciuto, che comincia a spiegarci cosa mangeremo: riconosco l’accento ma mi taccio. Solo quando inizia a spiegarci cosa siano le sarde a beccafico lo interrompo dicendo ” ‘ i canuscemu, e canuscemu puru ‘a capunata“. Mi guarda sbalordito e il suo viso si allarga in un sorriso schietto e sincero, i suoi occhi si sgranano di compiacimento. Ma la mia sorpresa era ancora di la da venire, ed è arrivata insieme alle sarde a beccafico. L’omone che ce le porta al tavolo ha un quid che conosco, o meglio che ricordo.
In un fiato dico al mio ospite che quell’omone tanti anni prima aveva una friggitoria a Sferracavallo, accanto allo strafamoso ristorante Al Delfino, e che poi ha avuto anche una trattoria adiacente lo stabilimento di Sferracavallo che si chiamava Simpathy e che tutto ciò risale ad una trentina di anni fa. Il mio compagno di cena mi guarda con commiserevole condiscendenza, senza contraddire ma pensando – ne sono certa – che stavo prendendo lucciole per lanterne.
Ma io non demordo. E quando l’omone si avvicina ancora gli chiedo conferma ai miei ricordi: ricordavo bene, e ricordavo tutto. Era proprio lui la persona che ricordavo. Uno dei tanti di una stirpe di ristoratori. Uno dei tre fratelli in mezzo a nove sorelle, tutti dediti al buon cibo palermitano.Non a caso il titolare del Delfino è un suo cugino e la titolare della trattoria Simpathy di Mondello è una sorella. Che bellissimo salto indietro nel tempo in mezzo a caponata, insalata di mare, arancinette, panelle e ricci che fanno un miracolo portando il profumo di mare a Milano. Non sono patita di ricci di mare, ma quelli erano spettacolari, sia per consistenza che per colore.

Idem per le cozze e per un semplice piatto di spaghetti alle vongole che era la perfezione nella sua semplicità. Un gusto come solo a Palermo mi era stato dato di assaggiare. Le ostriche, vive, si ritraevano al contatto del succo di limone e i gamberoni di Mazara erano burro al palato. Ottima la grigliata mista che però , per via delle quantità piuttosto abbondanti delle portate precedenti, resta quasi per metà nel piatto: un vero peccato. Che bella sorpresa aver trovato questo posto, averlo localizzato ed essere riusciti a cenarvi. Il menu era fisso, ma tutto quello che ci è stato servito era eccellente e di prima scelta: un’ottima materia prima è già un successo assicurato.

Apprendo dal titolare, Paolo,  che si reca al mercato del pesce tre volte a settimana scegliendo solo la qualità migliore. Il vero plauso che va sia a lui che alla moglie Bina , indaffaratissima a portare dolci stupendi ai tavoli, è quello di non aver modificato nulla per adattarlo al palato lombardo. In effetti i clienti di questo locale sono per lo più meridionali ma non mancano i milanesi. “Ma se mi chiedono un risotto o una cotoletta io li invito ad andare altrove” – dice sorridendo il titolare. Fa bene.

E dunque il Golfo di Mondello e Sferracavallo è a gestione familiare: il titolare, la moglie e quel figlio robusto che non si ferma un attimo.

L’atmosfera è calma e serena, si respira aria di casa e non soltanto per il cibo che ci viene servito ma anche – e forse soprattutto – per quel senso di accoglienza che rende i siciliani unici per quella loro straordinaria capacità di far sentire ognuno in casa propria e totalmente rilassato. Anche per questa ragione io ed il mio commensale abbiamo deciso di tornare la sera dopo, la sera della vigilia di Natale, pur consapevoli del fatto che avremmo mangiato le stesse cose.

Menzione particolare ad una “Norma” realizzata con le mezze maniche in cui la ricotta salata era un trionfo di gusto e freschezza. Niente Panettone, troppo meneghino, e la cena della vigilia si conclude a suon di cannoli e cassata. Posso dire che è stata la prima volta che io abbia mangiato, fuori dalla Sicilia, dei cannoli tanto simili all’originale. Ma volete che vi dica una cosa apparentemente insignificante? Vi dirò dei limoni: sia di quelli serviti a quarti insieme al pesce, sia di quelli impiegati nella preparazione di uno squisito sorbetto. Quelli erano limoni “veri”, di quelli pieni di succo che profumano le mani.

In conclusione, per un menu fisso tutto a base di pesce e con una serie di abbondanti antipasti tipici, bevande incluse, si spendono circa 35 euro a persona. Una cifra modesta in una città come Milano, specie se oltre alla qualità del cibo si riesce ad offrire un servizio puntuale ed impeccabile e tanto, ma tanto, calore umano.

Alessandra Verzera

Golfo di Mondello e Sferracavallo,

Via G.B. Lulli 30, zona Piazzale Loreto, Milano. Aperto sempre sia a pranzo che a cena, ma è consigliabile prenotare al n* 02.26809125

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