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Foti, Benanti. E il vino degli Uomini

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“Ci sono due tipi di vino”, ama ripetere Salvo Foti, enologo di Mineo (Catania). “C’è il vino dell’uomo e c’è quello degli Uomini”.

Per il winemaker che, qualche tempo fa, diede alle stampe Etna. I vini del vulcano (Maimone Editore), quello etneo è il vino degli Uomini con una u maiuscola che rimanda alla storia, alla cultura, alle tradizioni del territorio. Alla “mia muntagna”, come l’enologo-scrittore suole rivolgersi alle Contrade che s’inerpicano per tornanti e terrazzamenti di pietra lavica, Foti ha dedicato gran parte del suo lavoro. Di qualità indubbia. Tant’è che la pubblicazione appena ricordata (200 pagine) si apre con una duplice premessa: di Rocco di Stefano, ordinario di enologia ad Agraria, nell’università di Palermo; e di Giuseppe Benanti, imprenditore farmaceutico e amministratore dell’omonima casa vinicola. E proprio delle Aziende Vinicole Benanti (120 mila bottiglie di qualità che nel decennio scorso hanno aperto la strada alla rinascita della viticoltura etnea), Foti è stato l’enologo-levatrice, accompagnando al successo Etna Doc di riconosciuto pregio: dal Pietramarina (Carricante) al Serra della Contessa (Nerello Mascalese). La notizia che gira da qualche giorno, dell’avvicendamento alla direzione tecnica della maison di Viagrande (Catania) con l’ingresso del friulano Michele Bean, segna così una svolta. Per Benanti. E per Foti. Ci sono due tipi di vino, ama ripetere l’enologo di Mineo. Il punto è che i vini del Vulcano parlino sempre di vigna e vigne. Raccontino sempre di uomini, passioni. Storie. E storia.

Umberto Ginestra

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