Home Generale EDITORIALE. LE NOTIZIE CHE NON VORREMMO LEGGERE

EDITORIALE. LE NOTIZIE CHE NON VORREMMO LEGGERE

0 1193

Spesso alcune notizie hanno la capacità di lasciare il lettore senza parole. Molto spesso tali notizie si annidano tra le pagine della cronaca dei quotidiani, e parlano di eventi terribili: stragi, attentati, mitomani e bombers, dissacratori della gioventù e della vita umana, aguzzini di donne e di bambini.

Gente senza Dio e senza patria che semina terrore e dispensa lutti insopportabili. Il ricordo non può che essere in questo caso per la dolce brindisina Melissa Bassi, morta a scuola, a sedici anni e che vogliamo ricordare come era in questa foto, nei giorni in cui sorrideva alla vita e la vita le ricambiava quei sorrisi.
Ma non soltanto: l’insidia della notizia che non vorremmo mai leggere può approdare anche ad un giornale di enogastronomia, dove non penseremmo mai di leggerla ed anzi dove non vogliamo leggerla tout court, rifugiandoci in un mondo di gusto sensoriale fatto di ariosa creatività colorata nella cui levità mai penseremmo di trovare impigliati fatti di sangue, e di tragedia e di disastri.
Invece questa settimana anche il nostro pingue e calorico mondo ha registrato i suoi drammi. Il primo è la causa diretta del sisma che sta scuotendo le viscere dell’ Emilia Romagna  e di coloro che in quella bella e fertile regione vivono.
Il secondo è un dramma in tono minore: un fatto di sangue tra due macellai madoniti di Geraci Siculo dei quali ci eravamo occupati all’incirca un anno fa i quali, armati dei coltellacci del mestiere, hanno dato vita ad una scena di barbarie correndo per le stradine del tranquillo paesino. Non si conosce il movente, ma si sa di un ferimento lieve. Sia come sia, tali siparietti non guadagnano mai più di cinque righe.
Ma l’Emilia Romagna ci tiene invece tutti con il fiato sospeso: la Food Valley – così definita proprio perchè entro i suoi confini si produce il 10% del pil totale che riguarda l’agroalimentare italiano – è invece diventata una valle di lacrime. La patria del Parmigiano Reggiano,del Grana, ma anche di moltissime altre cose tra le quali ricordiamo – per estrema sintesi – il Prosciutto di Parma. Si, proprio quello: ricordate? “Non è crudo…è di Parma”.
Ma non solo. Vi ricordate l’ottimo Aceto Balsamico di Modena? Certo che si.Danno stimato in circa 15 milioni di euro, ma i numeri sono purtroppo in crescita.
Non soltanto caseifici e salumifici, ma anche campi, colture, depositi contenenti raccolti pronti per commercializzazione. Tutto perso, tutto distrutto. Una catena produttiva spezzata in modo drastico e violento dal più imprevedibile e temuto degli eventi naturali: il terremoto.E’ questo il primo bilancio stilato da Coldiretti, che ha analizzato gli effetti del terremoto tra le province di Modena, Ferrara, Piacenza, Mantova, Bologna, Rovigo e Reggio Emilia. L’evento sismico ha anche bloccato l’attività di cantine e macelli, fermando dunque la filiera del prosciutto di Parma. Le scosse hanno sconquassato i magazzini del formaggio,mandando in frantumi circa 1 milione di forme di Parmigiano Reggiano e Grana Padano. Un numero enorme, irrecuperabile.

Non va meglio nella provincia modenese, da Novi di Modena a Soliera, dove la sospensione del servizio d’irrigazione ha avuto e sta avendo pesanti ripercussioni sulle risaie del posto.La stessa situazione interessa gli agriturismi locali; strutture nel mezzo di un’ubertosa e fertile campagna di cui la regione è ricca.Strutture come la Rocchetta di Moglia, dove la stalla che ospita i cavalli per l’ippoterapia è gravemente compromessa dal sisma, e dove si è reso indispensabile il trasferimento degli animali. O come la Zibramonda di Quistello, con drammatiche lesioni su muri e soffitti che la rendono inagibile perchè a rischio crollo. O come la Corte Guantara, di San Giovanni del Dosso, anch’essa gravemente lesionata.

Coldiretti ha avviato una vendita straordinaria di Parmigiano Reggiano e Grana caduti a terra nei magazzini colpiti dal sisma prima del loro naturale periodo di stagionatura. Queste forme che dormivano attendendo il loro momento migliore, si sono rotte, spezzate,sbriciolate. Non diverranno mai Parmigiano Reggiano nè Grana. Ma rimarranno comunque ottimi formaggi da tavola che chiunque potrà consumare.
Chi volesse acquistare questi prodotti non certo di scarto ma solo non commercializzabili nè esportabili attraverso i canali convenzionali,ancorchè ottimi per il fabbisogno alimentare delle famiglie, potrà scrivere alla mail terremoto@coldiretti.it facendo espressa richiesta di acquisto beni danneggiati.

Sostenere la ripresa economica di una regione tanto colpita non è soltanto un piacere che deriva da un diffuso senso di umana solidarietà, ma è anche un atto dovuto. Non vada al macero il cibo che la gente di questi tempi desidera ed a volte ruba nei supermercati: l’esortazione è dunque quella ad acquistare quanto più prodotto sia possibile per ridimensionare le cifre dei danni e dare carburante alla ripresa. Ma l’altra esosrtazione è “donare” : alle missioni, alle case famiglia, ai poveri vecchi e nuovi, agli anziani, a chi non ha lavoro. Precedenza alle vendite, sia chiaro: ma il buon cuore di chi ha conosciuto e sta conoscendo il buon cuore si rivolga anche a chi vorrebbe dare una mano acquistando ma non può. Che vadano a loro le eventuali rimanenze prima che diventino giacenze.
E la rinascita della splendida Emilia Romagna avrà un sapore meno agre.

 

Alessandra Verzera

Nessun commento

Rispondi