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Editoriale. “Amatriciana” : la polemica è solidale

amatriceMentre il mondo veste di tricolore italiano i suoi monumenti principali, e mentre persino il Presidente della nazionale di calcio israeliana invita ad osservare un minuto di silenzio in onore delle vittime del sisma, in casa nostra  infiammano le polemiche.  Ma andiamo a ritroso a quella terribile notte, che seguiva alla serata della Sagra degli Spaghetti all’Amatriciana, in quel di Amatrice, ormai ridotta ad un cumulo di macerie, rasa al suolo da un sisma di importante magnitudo.  Il sisma si è scatenato sulla popolazione con i suoi sei gradi di violenza mentre la gente dormiva, ignara di ciò che il destino aveva in serbo dopo una serata di divertimento, di passione enogastronomica che celebrava il piatto della zona, peraltro conosciuto in tutto il mondo al pari della pizza e della carbonara. I famosi spaghetti all’amatriciana. pompieriNon voglio e non mi compete dilungarmi sulla natura del sisma e sulle ragioni di tanta scelleratezza che ha provocato una tale devastazione portandosi via centinaia di vite umane, devastando case, sogni, aspirazioni. Per quello esistono i tecnici,  gli addetti ai lavori e i “mea culpa” più o meno di rito. Non voglio dilungarmi sull’opera impagabile  dei Vigili del Fuoco, sulle lettere scritte ad una bambina che non c’è più, sui neonati fotografati tra quelle braccia forti, sui cuccioli  di cane salvati esattamente come i cuccioli di uomo, sulle lacrime di questi grandi uomini seduti soli e sconfortati sulle macerie che hanno schiacciato la vita. Non voglio dilungarmi sui meravigliosi cani che aiutano gli uomini nelle ricerche, nè voglio dilungarmi su una frase molto “forte” che ho letto questa mattina girando sui social e che dice ” Alcuni cani salvano persone, altri purtroppo costruiscono case” ( Lia Celi) . amatriciana locandinaPer tutto questo esiste altra stampa, anche se il cuore che piange è anche il mio e se mio è anche  il ringraziamento a questi uomini di valore. Io parlo però della polemica, per alcuni versi incomprensibile, scatenata da una iniziativa che ha coinvolto ristoranti e ristoratori. L’idea l’ha avuta Paolo Campana, blogger e grafico, che ha lanciato una sorta di gara benefica creando anche una locandina. In sostanza l’Amatriciana della solidarietà. Un concept  al quale i ristoratori hanno aderito in massa: ma che se nelle intenzioni del suo ideatore doveva servire ad aiutare le popolazioni colpite dal sisma, nella realtà delle cose italiane si è trasformata in una scalmanata bagarre in tipica salsa italica. L’iniziativa prevedeva di devolvere 1 euro più 1 ( uno a spese del ristoratore, l’altro a spese del cliente) per ogni piatto di spaghetti all’Amatriciana venduto nei locali aderenti all’iniziativa durante un periodo di tempo dedicato alla solidarietà.

Parto da una mia personalissima considerazione, che parte a sua volta dal significato della parola ” beneficenza”: questa infatti non prevede profitto di alcun genere per i promotori, se non il mero rientro dei costi sostenuti per mettere in piedi un’iniziativa ed una macchina organizzativa. Quindi, per coerenza, sono abbastanza infastidita dal fatto che molti locali abbiano posto in vendita a più di dieci euro a porzione gli spaghetti della solidarietà, devolvendone uno in favore delle popolazioni colpite dal sisma ed intascando il resto: coprendo più che abbondantemente i costi della materia prima e realizzando quindi un profitto.

natale amatriciana 3Ho notizia di moltissimi locali aderenti secondo la formula proposta da Campana, ma ho notizia di un solo Chef che abbia deciso di devolvere l’intero ricavato di una “cena solidale” a base di vino e spaghetti all’Amatriciana, perlomeno nella città di Palermo.  Questo chef è Natale Giunta il quale si è creato una locandina tutta sua, ha aperto il giardino del suo Castello a Mare ed ha posto in vendita un piatto di pasta all’ Amatriciana ed un calice di vino al prezzo di dieci euro. natale amatricianaTutti però  interamente devoluti in beneficenza. Giunta ha rinunciato persino a coprire i propri costi, mettendosi una mano sul cuore e l’altra nella tasca, giusto per parlare in termini molto chiari. Questo, cari signori ristoratori, è il senso della solidarietà e della beneficenza, laddove – sempre a mio personalissimo parere – anche solo guadagnare un euro sulla scorta di una disgrazia, per giunta gonfiando esageratamente il prezzo di un piatto sostanzialmente semplice e “povero”, vi espone a quanto poi in effetti è successo, ovvero l’essere accusati di approfittare della situazione; giusto per non volere usare il termine “sciacallaggio”.  natale amatriciana 2Non sarebbe bastato stabilire un prezzo simbolico che, appunto, coprisse i costi? Diciamocelo fuori dai denti: un piatto di spaghetti all’Amatriciana, anche splendidamente realizzato, non può costare più di due euro a porzione in termini di materia prima. E se lo si fosse posto in vendita a cinque euro, trattenendo due euro per la spesa viva ed inviando nei luoghi del sisma gli altri tre non sarebbe stato meglio, più chiaro, più trasparente e – soprattutto – veramente solidale? Di più: sarebbe bastata una sola sera, magari quella normalmente dedicata alla chiusura infrasettimanale, per fare ciò che ha fatto Giunta e per sentirsi veramente parte di qualcosa di buono e di ben fatto. Naturalmente se altri ristoratori palermitani avessero seguito l’esempio di Giunta ed io non ne fossi a conoscenza, sono pregati di farmelo sapere perchè sicuramente meriterebbero una menzione speciale e mai come in questo caso sarei felice di correggere e rettificare. Naturalmente se altri ristoratori avessero scelto un prezzo di vendita simbolico sono pregati di segnalarmelo.
amatriciana pastaMa non credo che riceverò tali segnalazioni rispetto a nessuna delle due cose: da ciò che ho visto in giro temo che quella dello chef termitano sia l’unica iniziativa. Ed allora ecco che l’idea di un “non addetto ai lavori”, che trasuda buoni sentimenti e slancio solidale, assume un ghigno sinistro, fastidioso, dando la stura ad una serie di insulti, di polemiche, di astio. eataly amatricianaQuesta è l’Italia che non mi piace, quella di chi approfitta ma anche quella di chi insulta. Quella piccola parte di Italia che, se non lo vanifica, perlomeno getta ombre su quello che l’ “altra Italia” sta facendo, incessantemente, da infinite ore: una catena di solidarietà forse mai vista prima, immensa, totale, incondizionata: al punto che gli operatori hanno dato uno stop all’invio di viveri, dato che le dispense sono traboccanti. Ed in quei luoghi martoriati è arrivato di tutto: giocattoli, vestiti per tutte le età, prodotti sanitari, pannolini, coperte, lenzuola e persino abbigliamento intimo. Sono arrivati i cuochi delle FIC, che preparano i pasti per centinaia e centinaia di persone. Sono arrivati medicine e medici, a curare e a supportare psicologicamente chi ha perso tutto. E’ arrivato il meglio dell’Italia insieme all’abbraccio del mondo. Ma non è arrivato il cuore di tanti grandi Chef e di tante grandi sigle…

 

 

 

Alessandra Verzera

Foto: Web e Paolo Campana. Foto locandina Eataly, Marcella Marraro

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