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Bruno Barbieri: ” Deluso,torno in Italia”. Ma del suo locale bolognese non c’è traccia.

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bruno-barbieriNon è durata moltissimo l’esperienza di Bruno Barbieri nella  “Perfida Albione“. Lo chef multistellato infatti ha lasciato il Cotidie, locale di lusso di cui era socio dal 2012  nella capitale inglese. In parte per problemi di “presenza” dovuti ai suoi molteplici impegni televisivi in Italia, ma in buonissima parte anche per una insoddisfazione di fondo, sia a livello personale che professionale.

E mentre continua ad impazzare la “fuga di cervelli”, almeno in cucina il trend si inverte con il “rientro dei mestoli”: infatti Barbieri non intende rimanere inattivo limitando le sue apparizioni allo show biz. Da tempo lo chef ha infatti annunciato l’apertura di una trattoria ” old style” nella sua città, ossia Bologna. Una cosa alla buona, così come l’ha descritta proprio lo stesso Barbieri, in stile anni 70, con bicchieri spaiati e vino sfuso. Voci di corridoio avevano individuato una ipotetica sede  in Casa Godot, in via Cartolerie, e l’annuncio diceva che il locale avrebbe aperto nel 2014. Oggi, a pochi giorni dalla fine del 2014, però non se ne sa più niente.

cotidieMa cosa non ha funzionato a Londra? I costi, proibitivi: si parla di un affitto mensile pari a 25.000 sterline per il Cotidie. Poi il personale per il quale  il fine turno è sacro ed indifferibile, anche a locale pieno. Infine, ma probabilmente più importante di tutto il resto, la scarsa cultura enogastronomica degli anglosassoni e la loro propensione verso piatti ” aggiustati”, e la difficoltà a reperire la materia prima: dovendola dunque importare nella sua quasi totalità. Il tutto, messo insieme, porta i costi a livelli probabilmente insostenibili laddove la qualità o scende o sembra non essere apprezzata quanto meriterebbe.

Così, dopo poco più di un anno di compartecipazione nella gestione del prestigioso locale, Bruno Barbieri ha lasciato il cielo di Londra: ma del suo ristorante tanto annunciato, a Bologna non v’è traccia.

cracco_1E l’Inghilterra deve avere un appeal ( o un dis- appeal, rimane da capire) tutto particolare presso gli stellati italiani di grande fama mediatica. Neppure Carlo Cracco ne è immune: la sua ultima “invention” si chiama proprio Carlo e Camilla in Segheria, e si trova però in via Meda a Milano. Un quartiere border line in cui il blend tra decay ed elegance è la prima cosa che salta agli occhi. Singolare il nome, singolare il fatto che il sito di primo acchito “parli” inglese e mostri un abbozzo che ricorda il  royal crest anglosassone, presente anche sul Menu. Un affare di famiglia, dato che il locale è un progetto comune tra Carlo Cracco e Nicola Fanti, fratello della compagna dello chef. carlo e camillaChe sia stato un buon investimento e che il locale viva all’altezza delle aspettative del nome di Cracco è tutta un’altra storia e,per dirla alla “Carlo e Camilla”, time will tell. Radical Chic, grande tavolaccio in stile “volemose bene” in cui perfetti sconosciuti cenano gomito a gomito: basta questo per creare un brand? Per costruire un successo? Vedremo. Certo è che lavorare nella ristorazione e ritrovarsi per cognato Carlo Cracco è un jolly da poter giocare con la quasi certezza di vincere, anche se i nove mesi di attività già trascorsi non collocano questo locale tra i preferiti dei milanesi e non. Rodaggi lenti? Probabile: o forse l’assenza giustificata di Carlo Cracco si fa sentire.

cannavacciuoloIntanto rimaniamo in attesa della cucina verace promessa da Bruno Barbieri, delle sue tagliatelle e delle crescentine fatte come Dio comanda, nel suo ambiente retrò e scalcinato a prezzi popolari.

E in tutto questo tourbillon di marchi e locali, dov’è Antonino Cannavacciuolo?

Lui è li. Li dove è sempre stato negli ultimi 15 anni: ad Orta San Giulio, a  Villa Crespi insieme alla moglie Cinzia. Li dove, probabilmente molto presto, splenderà una terza stella.

Alessandra Verzera

 

Foto: Web

 

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