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Ariston ( En): un locale bello, ma da ripensare

ariston4Di questo posto a me personalmente ciò che piace di più è il dehor, in totale disarmo all’epoca della mia visita data la stagione,  incastonato in una delle più belle piazze di Enna – Piazza Colajanni –  e appena una manciata di gradini sotto il livello della strada. Una posizione dalla quale, alzando appena lo sguardo, si gode della vista di una maestosa chiesa e del suo campanile, la splendida Chiesa di santa Chiara, che campeggiano nella piazza. Enna, peraltro, è ricca di scorci di tale suggestione forse non sempre adeguatamente valorizzati a causa di frequenti distrazioni amministrative.

Ariston è il classico locale da cerimonie, comunioni ed eventi vari.
ariston2Un allestimento che sicuramente non ha badato a spese ma che risulta abbastanza simile a moltissimi altri, omologati ad un certo tipo di gusto. Benchè tutto sia curato nei dettagli, mancano quel “respiro” e quella nota di carattere che gli conferiscano personalità. Lo stile è contemporaneo, giocato anche abbastanza gradevolmente sui toni del bianco e del grigio che però – inaspettatamente – virano bruscamente verso il colore oro e verso un inspiegabile “tempietto”. Un azzardo che personalmente avrei evitato. Una bella illuminazione mediante lampade a sospensione risulta forse troppo “luminosa”, ma accettabile ed in ogni caso abbastanza di tendenza. ariston3Comode le poltroncine in pelle ecologica e sufficientemente curata la mise en place. La clientela media non esisterebbe a definire questo locale “bello”.  Bello è, e soprattutto oltre le pesanti tende, si gode di un panorana mozzafiato sulla città di Enna. Ma allora cosa non funziona in questo locale? Molto di tutto il resto, iniziando dal menù.

Il menù è di quelli che io definisco “da meditazione”: infatti ci si può impiegare anche mezz’ora a scorrerlo tutto, dedicandosi quindi alla lettura. Troppo lungo. In quel menù c’è troppo di tutto, e risponde molto chiaramente ad una esigenza turistica che penalizza il locale e l’impegno economico che la proprietà deve necessariamente aver sostenuto. Il problema è sempre nella scelta: essere trattoria turistica o ristorante glamour. In questo limbo sovente si perdono e naufragano le migliori intenzioni di molti ristoratori. Ariston a mio avviso è uno di questi casi. ariston5Noi siamo in due, ma il mio compagno di viaggio non ha appetito. In una congerie di decine di antipasti opto per una scelta assai impersonale ma sicura, o almeno così pensavo, scegliendo un tris di affumicati, canonicamente composto da salmone, tonno, pesce spada. Il tris, piuttosto scarno, mi viene servito letteralmente inondato di succo di limone. Questo non è accettabile neanche nella peggior trattoria del peggior sobborgo. Il limone deve certamente essere fornito al cliente, insieme all’olio,  ma il piatto va presentato in purezza. Sarà una scelta del cliente se aggiungere limone e, soprattutto, quanto aggiungerne. L’eccessiva asperità di ciò che allagava il mio tris non è tuttavia bastata a celare la scarsa qualità del prodotto. E’ ovvio che i tris di affumicati quasi ovunque vengono fuori da buste sottovuoto, ma è vero che ci sono buste e buste.
ariston6Questa era di basso costo, e si percepiva alla perfezione. Passando al primo piatto riesco a coinvolgere anche il mio commensale: entrambi ordiniamo degli gnocchi di patate al gorgonzola. Ancora un piatto banale, retrò, che però è molto difficile che non sia bene eseguito. Quello che ci viene presentato è un piatto blando, più somigliante ad un “quattro formaggi” che non ad un gorgonzola: di erborinatura infatti non v’era traccia, il che “confessa” anche a palati inesperti un uso di gorgonzola di bassa qualità. Uno “zola” quanto  più è erborinato, tanto più elevata sarà la sua qualità. Lo gnocco in sè e per sè si disfaceva in bocca creando una sensazione sgradevole di impastoiamento. E’ superfluo dire che si trattava di prodotto industriale di sottomarca. Ovviamente un uso esagerato di panna ha smorzato anche quel minimo sentore di gorgonzola.  Laconico ed essenzialmente triste il commento del mio commensale : ” Bene, mi sento in mensa, in ospedale“. aristonIl perchè è presto spiegato: con tanta cura posta nell’arredo del locale, come mai a nessuno è venuto in mente che si mangia prima con gli occhi e poi con la bocca?  Un piatto di gnocchi bianchi come il latte non puoi servirli in un piatto di portata bianco senza creare un sicuro effetto “corsia”. Intanto la quantità va ridotta, e poi il piatto di portata deve essere scuro. Nero, idealmente, o di un bel tono di grigio che tanto bene avrebbe sposato il tema cromatico della sala. La scelta del ton sur ton, pietanza bianca su piatto bianco, è micidiale, antiestetica, sciatta. Una buona metà delle due porzioni rimane nel piatto, ormai inesorabilmente fredda ed inestricabile. Ma il peggio purtroppo doveva ancora venire.
ariston7Ordino delle scaloppine di vitello al vino bianco. Il mio commensale mi guarda impietosito ma non cede alla mia esortazione a consumare qualcos’altro. In retrospettiva non lo biasimo. Arrivano le scaloppine, precedute da un odore pungente, fastidioso. Non appena il piatto mi viene adagiato sotto il naso giro la testa verso il mio commensale il quale prende il piatto e lo porta al naso. Quella carne non aveva un buon odore. La assaggio comunque, dato che a volte il naso fa brutti scherzi. Niente da fare. Il taglio è sbagliato e da uno spessore eccessivo. Inoltre, al netto dell’olezzo, non sa di nulla: sicuramente non di vino bianco, ma un retrogusto acre mi fa pensare che siano al limone. Il vuoto gastronomico era riassunto in quel piatto di brutta carne. Così chiamo il cameriere e, con estremo garbo, gli dico che avevo chiesto scaloppine di vitello al vino bianco e non  al limone. Il cameriere insorge e tenta una strenua difesa del piatto. Ma si scontra con il mio sguardo più che eloquente, e lo porta via. Lo riporta ancora piccato per la mia osservazione ed insiste :  è vino bianco. Insisto a mia volta. Ne nasce una querelle tutto sommato inutile. ariston1Il mio commensale sta per perdere la pazienza e colgo il suo fastidio con la coda dell’occhio. Così escono le fatidiche parole sulle quali scende un imbarazzante silenzio: ” Questa carne non è particolarmente fresca“. Va detto che anche questo piatto è stato servito con una noncurante sciatteria non degna del locale: ancora una volta bianco su bianco. Pezzi di carne sbattuti svogliatamente su un piatto. Non va bene.  Il conto per un antipasto, due piatti di gnocchi ed una scaloppina, più acqua e caffè: 110 euro.  Centodieci euro? Richiamiamo il cameriere ancora vagamente alterato. Insomma, nel conto c’era stato un errore ( e che errore…) dato che la cifra da pagare era in effetti 40.00 euro. Che, comunque, è un’enormità rispetto a quello che ci è stato servito. Non ci è stato chiaro se anche le scaloppine, rimandate indietro praticamente intere, siano state addebitate o meno. Ma è solo un dettaglio.

Dispiace sempre molto penalizzare un locale in cui gente lavora ed ha riposto aspettative. Ma l’intento è anche quello di fornire delle chiavi di lettura, dei modi interpretativi che migliorino l’immagine generale e che diano, nel breve termine, le giuste soddisfazioni, garantendo il ritorno della clientela e con essa quindi una continuità lavorativa. Delle volte basta veramente poco, pochi accorgimenti. Nel menù di un locale che vuole distinguersi non possono esistere più di cinque scelte per ogni portata. Se si vuole fare cucina espressa e soddisfare il cliente, i menù delle dimensioni di una rivista vanno buttati e dimenticati.  Si vuole far viaggiare la pizzeria insieme al ristorante? Io sono assolutamente contraria, ma se proprio deve essere, che anche il menù pizza sia breve, esclusivo, selettivo. Non è accettabile che, in quel contesto che parla di stile e design, si vedano passare pizze con patate fritte e ketchup o piatti di tortellini con panna e prosciutto. Per fare questo tipo di cucina non serve avere quel locale, in pochissime parole. Gnocchi-zucca-e-patate Ma poi perchè tanta cucina di mare ad Enna? Con un prodotto locale fiore all’occhiello e tipicamente montanaro, perchè il pesce?  Avete mai visto Fondue Bourguignonne o Valdostane  servite in riva al mare? Ed allora perchè il pesce dovrebbe essere servito in montagna? La tipicità, la filiera corta, la specificità: sono quelle le carte da giocare quando si vuole fare ristorazione seria. Ma, in cima a tutto, la qualità della materia prima. Che costa di più, ma che restituisce dieci volte tanto, sempre e comunque. Si può fare cucina rustica, ruspante, per appetiti robusti, ma farla con materia prima eccellente. E poi da ogni menù di ogni ristorante che voglia fare tendenza insieme a dell’ottima cucina, devono sparire i piatti banali da self service o da mensa ospedaliera. Ripensare un piatto di gnocchi, eliminando il lombardo gorgonzola ormai datato e sostituirlo con una crema di zucca  e burrata o ricotta? Quello, in quel contesto, è un piatto di gnocchi vincente, di filiera, di buona struttura, di bella cromatizzazione. E poi pragù biancoasta fresca, lavorata in loco, con uova certificate, condita anche con un semplice ragout bianco del miglior suino sulla piazza.  In conclusione: Ariston è un ristorante con un grande potenziale dagli allestimenti contemporaei e gradevoli, adatto a gruppi, a famiglie, a piccoli eventi, ma anche a coppie per cene romantiche ed anniversari. Inserito in un contesto urbano storico, suggestivo e con grande facilità di parcheggio, Ariston deve ripensare alla propria identità – magari affidandosi ad un management esterno –  rielaborando la propria offerta gastronomica e limando i prezzi, perchè può capitare che una bella cornice distragga dalla qualità del dipinto che racchiude. Ma capita a volte, non con tutti e, soprattutto, non per sempre.

Alessandra Verzera

 

Scheda:

Coperti: < 100 (in) – 50 (out )

Range: Medio 

 

Categoria: Ristorante Pizzeria

Ranking (*)

Location: 4

Cibo: 2

Carta Vini: 3

Presentazione: 2

Servizio: 3

Mise en place: 3.5

Atmosfera: 3.5

Allestimenti: 4

(*) Legenda :

1 = pessimo
          2 = scadente
          3 = sufficiente
         4 = ottimo
            5 = eccellente.

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