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Agriturismo Valle Himara – Turismo rurale

himaraQuello che magari il mondo non sa è che, a fronte di quanto di negativo abbiamo sin qui evidenziato, esistono però nuclei familiari da “Mulino Bianco” e che noi ne abbiamo trovato uno di cui ho voglia di raccontarvi. Padre, madre e due figli: una bella famiglia sana e solida che gestisce un bell’agriturismo nella zona di Piana degli Albanesi (A.Ve.)

Mi colpisce immediatamente un giovane: bello, chiaro di occhi e di pelle, magro e rapido come una scheggia. In pochi attimi il nostro tavolo è apparecchiato al meglio di quanto ci si aspetti in un agriturismo. Ci “racconta” il menu e tra una cosa e l’altra ci dice di essere un musicista: ha un gruppo musicale con cui ha da poco inciso un cd di canti in lingua mista italo albanese. Penso a quei gruppi che si divertono in cantina, e invece no: il cd porta l’etichetta della Feltrinelli.A qualche passo di distanza una donna lo guarda con orgoglio e sorride: sembrerebbe la sorella ma è invece la mamma, e del resto i due sono identici. Ordiniamo le nostre pietanze apprezzando il fatto che, in perfetto conflitto con i propri interessi, il giovane ci dice che sarà meglio ordinare una sola portata dopo gli antipasti : lo chef, Gabriele Guddo, è alquanto generoso per quanto riguarda le porzioni.

Dunque o il primo o il secondo, dato che gli antipasti sono una quindicina e sono piuttosto “robusti”. Saltiamo a malincuore il primo e puntiamo sui secondi. Nel frattempo ci consiglia il vino e scegliamo un rosso Syrah ed un bianco Catarratto. E così lui ci spiega e ci racconta la storia di quei vini e della cantina che li produce e che si trova in quel territorio: ci sta raccontando una storia che abbiamo vissuto soltanto un’ora prima, e cioè la storia del Baglio di Pianetto.

Io, che leggo segnali ovunque, penso che quello sia un segno di felice continuità – un bel trait d’union –  e che quei luoghi ci vogliano bene. La qualità di quello che abbiamo poi mangiato ha confermato questa mia impressione. Ottimi ed effettivamente robusti gli antipasti tra cui spiccano, per gusto e piacevolezza, la peperonata piccante, il pecorino in crosta di pepe – squisito e tipico del territorio – la delicatissima caponata e la frittura di cavolfiore in pastella. Ma anche un’insalatina di arance, finocchi e carota: anch’essa tipica della zona. Altro capitolo: il pane di Piana degli Albanesi che, in quanto a fama, se la batte giorno per giorno con quella dei cannoli. Il Pane di Piana, ne rimango convinta, costituisce pasto a sé in quanto tale: io personalmente non smetterei mai di mangiarne.

I nostri secondi sono di carne: filetto d’Angus alla griglia per l’editore e sicilianissimi involtini di vitello per me. A contorno di entrambi i piatti letteralmente una valanga di patate al forno, più che ottime. L’Angus è semplice, senza salse né escamotages particolari: e proprio per questo se ne apprezza la buona qualità, che è totalmente esposta al palato in attesa. I miei involtini sono una piccola poesia: la farcia è di una bontà unica perché c’è dentro anche un po’ di quel pecorino in crosta di pepe di cui prima. Ciò conferisce alla preparazione un gusto eccellente.

Sono proprio buoni, ben grigliati e con un’ottima panatura. Hanno un solo difetto: sono quattro, laddove due già sarebbero sufficienti dato che sono di dimensione considerevole. Ma il mio “boccone del Re” rimane sempre il dessert: e dunque arrivano un parfait di mandorle con ganache di cioccolata, meringa e biscottino di frolla, ed un vassoietto con cialde al pistacchio e pastine di mandorla. Tutto buono davvero. Il nostro pasto si conclude con caffè ed amaro ed il conto, che comprende antipasti, secondi, dessert, due bottiglie di vino, due di acqua minerale, caffè e liquore, ammonta a 20.00 euro a testa. Se avessimo ordinato anche i primi avremmo pagato 25.00 euro a testa: solo che avrebbero poi dovuto tirarci via dalle sedie con un pick up, visto che le porzioni sono extra large. Il posto è bello, fresco, operativo da un anno e mezzo. E’ ben rifinito e la qualità del cibo, unita all’attenzione della proprietà ed al servizio puntuale e svelto, ne fanno un posto da prendere assolutamente in considerazione tanto più che, a breve, sarà costruita anche una bella piscina che al momento manca. A quel punto decido che sono curiosa di vedere le camere: ed è qui che entra in gioco il capofamiglia. Mentre ci racconta della sua famiglia e di questa loro impresa familiare, ci conduce per i corridoi di questa struttura che al momento dispone di dieci camere doppie ma che arriverà a venti nel prossimo futuro.

Altro stupore: le camere sono enormi e bene arredate, servite di aria condizionata. Sul balcone c’è persino il dondolo ed i bagni sono di comode dimensioni e a tinte fresche e luminose. Le porte sono di ottima qualità ed i corridoi color vaniglia sono resi caldi da un’illuminazione alogena a spot. Mentre andiamo via discutiamo sull’operosità e sulla gentilezza di certe persone e sulla loro volontà di valorizzare il territorio a costo di sacrifici fisici ed economici. Discutiamo sulla sana laboriosità di certa gioventù che ama la propria terra e la propria famiglia, che potrebbe andar via da una realtà piuttosto ristretta ma che invece non lo fa, rimanendovi attaccato con amore e con tenacia.  Discutiamo della volontà di creare qualità in quella che diversamente sarebbe solo una landa desolata. E mi vengono in mente due cose: la prima, che siamo arrivati in quel posto per sbaglio, visto che ci era stato indicato un altro ristorante che però non abbiamo trovato. La seconda, quella signora milanese: “maledetti voi che fate scempio di questi doni immensi ”. Sarebbe contenta di vedere che c’è invece chi, come questa famiglia, fa tesoro dei semplici doni della propria terra.

 

Alessandra Verzera

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